A+ A A-

Soverato

IPPOCAMPO RESTARO
Soverato
,
definita anche “La Perla del Mare Jonio”, è la città con 9.113 abitanti poco più a sud di Catanzaro, denominata in dialetto calabrese, Suvaratu, ed ha assunto, nell’arco del tempo, diversi nomi: Suberatu, perché il luogo dove è nata era un villaggio (secolo XVII), SugheretoSovrato e Subrato perché, proprio in quel villaggio, esistevano molti alberi di sughero.



E’, senza dubbio, tra le più suggestive, accoglienti ed ospitali Città della Costa Jonica e per le sue bellezze naturali e paesaggistiche, è molto frequentata da turisti provenienti da tutte le località, particolarmente durante il periodo estivo, perché bella ed attrezzata, anche per la presenza di numerosi alberghi e di tante altre strutture che mettono in condizioni i visitatori di poter trascorrere le vacanze felicemente e senza problemi.



Si trova nel golfo di Squillace, a 30 km dal Catanzaro e si divide in tre zone: la prima, la più importante, si trova sulla costa jonica, la seconda, in bassa collina e la terza è quella che si riferisce a Soverato Vecchia o meglio conosciuta come Soverato Superiore. Si estende su una superficie di 7,80 kmq. ed ha una densità di 1.169,83 di abitanti per kmq.


E' denominata “Baia dell’Ippocampo” per la presenza di cavallucci marini in quel tratto di mare antistante Soverato. Gli ippocampi, dal greco Hippocampus, sono considerati essenziali indicatori di qualità dell’ambiente ed è questo elemento, uno tra i tanti motivi, che garantiscono ai turisti, che scelgono la cittadina per fare i bagni, di tuffarsi in acque azzurre e limpide nel tratto di mare del Golfo di Squillace.
@NonVeniteASoverato

soverato vecchia 3
Di Soverato Vecchia sono rimasti pochi ruderi perché nel 1783, a seguito di un violento terremoto che ebbe l’epicentro fra Borgia e Girifalco, fu distrutta.
Tra le opere da visitare:
- pietà gaginila Pietà (1521) di Antonello Gagini. La Pietà, di Soverato voluta da Giovanni Martino D’Aquino e dal Beato Francesco da Zampano, fu scolpita dallo scultore palermitano Antonello Gagini (1478-1536) e risale al 1521. La statua, di rara bellezza, si trova dentro la Chiesa Matrice di Maria Santissima Addolorata a Soverato Superiore. E’ il classico esempio di arte rinascimentale scolpita su marmo bianco di Carrara e raffigura il compianto della Vergine Maria che porta in grembo il Cristo deposto dalla croce. La statua proviene dal Convento di Santa Maria della Pietà che si trova nel Comune di Petrizzi, territorio che, a quel tempo, apparteneva a Soverato. Sul lato anteriore del basamento, sono visibili le immagini di San Michele Arcangelo, San Tommaso d’Aquino e San Giovanni Battista.
 
- Il Borgo Antico che ha dato il nome alla Città di Soverato.
- La leggendaria Torre di Carlo V, detta anche Turrazzo (torre di avvistamento costruita fra il XVI e il XVII secolo con il precipuo scopo di difesa dagli attacchi dei Turchi). La Torre, ha un’ampia terrazza e piccoli balconi e, per la sua particolare forma quadrata, si differenzia da tutte le altre che hanno forma ovale e sono ancora presenti nel Regno di Napoli. E’ stata ristrutturata in stile neogotico sui ruderi dell’antica torre angioina.
- La Chiesa Matrice di Maria Santissima Addolorata a Soverato Superiore. E’ stata costruita subito dopo il terremoto.
- La Chiesa di S. Antonio di Padova si trova presso l’Istituto Salesiano, opera costruita dall’abate Michele Rua nel 1908.
- Le rovine di Poliporto. Si tratta di resti coperti dal mare di età greco-romana che si trovano in località San Nicola.
- Le Tombe sicule.
- Il Monumento ai Caduti della Ia e IIa Guerra mondiale in Soverato Superiore.
- Il Monumento ai Caduti della Folgore in Via Trento e Trieste a Soverato Marina.
La Città di Soverato è famosa per la bellezza del suo mare per questo durante il periodo estivo è meta di molti turisti provenienti non solamente dalla nostra Penisola.

E’ rinomata per la pesca di giovani esemplari di tonno ed ha, come fiore all’occhiello, un Teatro comunale e un meraviglioso Giardino botanico.

Per poter trascorrere una magnifica serata a Soverato, consigliamo di recarsi presso i locali: “Bahia Rais”, “Marinella”, “Bounthy Disco Club“, “Miramare”, “Il Gange”, “San Domenico”, "Marechiaro", "Soho" e "Il Baraonda" con musica anche dal vivo e ritmo latino. 

[Fonte Testi: A.Elle., A.S.L.Production]
[Fonte Immagine:https://www.facebook.com/NonVeniteASoverato/]

Approfondisci anche su:
http://www.gruppoarcheologicopaoloorsi.it/;
http://www.soveratoantica.it/
 
 soverato mare
 
 
 
Leggi tutto...

Soverato Vecchia

  • Pubblicato in
  • Pubblicato in Itinerari

Posto tra il Mar Ionio e le Serre, il territorio dell’attuale Soverato è troppo appetibile perchè non sia stato abitato già in tempi assai antichi.

Infatti, in località San Nicola o Monaco, oggi più nota come Glauco o Sottovento, durante le grandi mareggiate del solstizio di inverno, affiorano tutt’oggi manufatti frammisti a scoglio naturale:

gli imponenti resti lungo la riva sarebbero invece dei basamenti di horrea (granai) d’Età Romana.

Resti dell’apparato murario di Soverato Antica

Nello stesso sito, rinvenuto anche un tesoretto di monete greche di diverse città – Corinto, Crotone, Elea, Eraclea, Locri, Metaponto, Siracusa, Taranto– risalenti al IV-III secolo a.C, esposte oggi al Museo di Reggio Calabria. La presenza di questo ampio ventaglio di monete provenienti da altri luoghi fa capire quanto il territorio sia stato frequentato da parte dei viaggiatori e quanto esso nel tempo, fosse stato ritenuto un importante sbocco commerciale.

E’ greco il toponimo Ceramidio, una contrada a settentrione di Soverato “Vecchio”, che fu forse quartiere di vasai e dunque possibile polo industriale dell’antico abitato. Parimenti di origine greca, il nome della fonte Caramante che pare echeggiare kare, “testa” nell’accezione di “sorgente” e mantis, “profeta”; Il nome si attribuisce oggi, forse, alla presenza fonte funzione di oracolo o perchè richiamava il termine “scaramantico” nel senso sacro, magico.

Frequentissimi nella zona i cognomi di stampo greco, che richiamano più l’Età bizantina piuttosto che quella classica. Da segnalare, inoltre, la recente scoperta di una discutibile abitazione greca del IV secolo a.C. in località Santicelli.

Quando vennero abbandonate le coste (VI-VIII secolo d.C.), i “suveratani” si ritirarono in un luogo di querce detto Soverato (suber): il nome li accompagnò per molto tempo fino a quando, lungo il Beltrame, si trovò un insediamento sicuro e meno lontano dal mare, ad uno dei due capi di una fertile valle al cui altro sbocco stava Petrizzi.

Terra anche dell’Impero Romano d’Oriente, Soverato fu assoggettata anche dai Normanni alla metà dell’XI secolo. Basti pensare che Ruggero d’Altavilla, granconte di Calabria e Sicilia, ne trasse le truppe che schierò contro il principe di Capua. Si narra però che il capitano delle truppe mandate dal Ruggero si ribellarono, “perché, essendo greci, non volevano combattere per dei latini“.

Proprio per questo alto tradimento, il granconte li avrebbe condannati a morte, se non fosse per l’ottima mediazione tenuta da Brunone di Colonia, il futuro San Bruno, il quale li chiese per sé e li condusse nei pressi del suo eremo di S. Stefano del Bosco.

Il nome della zona, ancora incerto sino al 1882, pare fosse Poliporto (dal greco polis, città, e pertho, distruggere: “città distrutta”, ma l’ipotesi è insostenibile visto il significato linguistico. Piuttosto, pare che secondo l’etimologia della parola volesse significare “porto della città”).

La cittadina, dunque, prima che fosse chiamata Soverato, era legata presumibilmente al sistema economico di Scillezio. Si ipotizza, inoltre, che la medesima polis avesse rapporti costanti con le valli denominate oggi dell’Ancinale e del Beltrame. Particolarmente appetito era il legno e con esso la preziosa pix Bruttia della zona, la pece necessaria a calafatare le navi.

Resti dell’apparato murario di Soverato Antica

Come ogni classica cittadina greca e romana, è lecito pensare che nell’antica area di Poliporto sorgessero templi, piazze, portici, palestre, ginnasi, teatri, scuole e fosse sopratutto diffusa una cultura scritta. Infatti, lungo le coste della cittadina, è stato rinvenuto una testimonianza di un frammento di ceramica sul quale si intravede un sole con i raggi.

Tracce materiali della vita di Suberatum o Souberaton, sono emerse durante anche i recenti lavori di ricognizione nei ruderi detti di Soverato “Vecchio”: una moneta con immagine ieratica, forse Cristo con gli attributi della regalità; un’iscrizione vergata in una grotta, forse eremitica, in cui si leggono le parole di Theos e Kyrios, Dio e Signore.

L’impianto urbanistico che offre l’area oggi è chiaramente di Età Moderna, su cui si può ipotizzare facilmente un sistema difensivo e abitativo medievale. Visibili, inoltre, alcuni tratti delle fortificazioni ( le cronache narrano che le porte venivano chiuse al tramonto, se non prima il banditore intimava l’antico grido: cu’ è dintra, è dintra; cu’ è fora, è fora), i resti della Chiesa di Santa Caterina, della Corte, della cisterna dell’acqua piovana, degli avanzi di case e quelli della chiesa matrice.

Invece, la località Bonporto sul Beltrame fa immaginare che questa fosse un importante attracco nel passato per le barche che risalivano lungo il fiume e giungevano sino al centro cittadino, alimentando quindi probabilmente un villaggio di pescatori che sorgeva attorno alla Torre con una chiesetta.

Alle pendici della omonima collina, si nota la grotta di Terra Cutugno dove nelle cupi notti, si radunavano probabilmente i “Sette Cavalieri di Spada”: banditi? difensori del popolo?

” Oggi, nelle rovine deserte, abita solo il Fabbro. La sua anima corrucciata torna ogni anno e batte forte, di notte, sull’incudine. Alcuni narrano che egli sottrasse l’oro che il vescovo gli diede perché fondesse una croce e per questo venne impiccato presso proprio l’area denominata le Forche. Secondo altri, il Fabbro fu innocente e calunniato da un suo nemico: il crudele Cicco Pietro, sgherro del feudo, che lo fece torturare e morì fra i tormenti. Spirito sdegnato senza pace, di notte, viene a domandare una giustizia mai resa ,,

 

[Fonte: Soverato: Storia, Cultura e Economia, Rubbettino Editore]

[Fonte: Prof.Uldericò Nisticò]

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS