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Percorso turistico Soverato

Soverato Vecchia

Posto tra il Mar Ionio e le Serre, il territorio dell’attuale Soverato è troppo appetibile perchè non sia stato abitato già in tempi assai antichi.

Infatti, in località San Nicola o Monaco, oggi più nota come Glauco o Sottovento, durante le grandi mareggiate del solstizio di inverno, affiorano tutt’oggi manufatti frammisti a scoglio naturale:

gli imponenti resti lungo la riva sarebbero invece dei basamenti di horrea (granai) d’Età Romana.

Resti dell’apparato murario di Soverato Antica

Nello stesso sito, rinvenuto anche un tesoretto di monete greche di diverse città – Corinto, Crotone, Elea, Eraclea, Locri, Metaponto, Siracusa, Taranto– risalenti al IV-III secolo a.C, esposte oggi al Museo di Reggio Calabria. La presenza di questo ampio ventaglio di monete provenienti da altri luoghi fa capire quanto il territorio sia stato frequentato da parte dei viaggiatori e quanto esso nel tempo, fosse stato ritenuto un importante sbocco commerciale.

E’ greco il toponimo Ceramidio, una contrada a settentrione di Soverato “Vecchio”, che fu forse quartiere di vasai e dunque possibile polo industriale dell’antico abitato. Parimenti di origine greca, il nome della fonte Caramante che pare echeggiare kare, “testa” nell’accezione di “sorgente” e mantis, “profeta”; Il nome si attribuisce oggi, forse, alla presenza fonte funzione di oracolo o perchè richiamava il termine “scaramantico” nel senso sacro, magico.

Frequentissimi nella zona i cognomi di stampo greco, che richiamano più l’Età bizantina piuttosto che quella classica. Da segnalare, inoltre, la recente scoperta di una discutibile abitazione greca del IV secolo a.C. in località Santicelli.

Quando vennero abbandonate le coste (VI-VIII secolo d.C.), i “suveratani” si ritirarono in un luogo di querce detto Soverato (suber): il nome li accompagnò per molto tempo fino a quando, lungo il Beltrame, si trovò un insediamento sicuro e meno lontano dal mare, ad uno dei due capi di una fertile valle al cui altro sbocco stava Petrizzi.

Terra anche dell’Impero Romano d’Oriente, Soverato fu assoggettata anche dai Normanni alla metà dell’XI secolo. Basti pensare che Ruggero d’Altavilla, granconte di Calabria e Sicilia, ne trasse le truppe che schierò contro il principe di Capua. Si narra però che il capitano delle truppe mandate dal Ruggero si ribellarono, “perché, essendo greci, non volevano combattere per dei latini“.

Proprio per questo alto tradimento, il granconte li avrebbe condannati a morte, se non fosse per l’ottima mediazione tenuta da Brunone di Colonia, il futuro San Bruno, il quale li chiese per sé e li condusse nei pressi del suo eremo di S. Stefano del Bosco.

Il nome della zona, ancora incerto sino al 1882, pare fosse Poliporto (dal greco polis, città, e pertho, distruggere: “città distrutta”, ma l’ipotesi è insostenibile visto il significato linguistico. Piuttosto, pare che secondo l’etimologia della parola volesse significare “porto della città”).

La cittadina, dunque, prima che fosse chiamata Soverato, era legata presumibilmente al sistema economico di Scillezio. Si ipotizza, inoltre, che la medesima polis avesse rapporti costanti con le valli denominate oggi dell’Ancinale e del Beltrame. Particolarmente appetito era il legno e con esso la preziosa pix Bruttia della zona, la pece necessaria a calafatare le navi.

Resti dell’apparato murario di Soverato Antica

Come ogni classica cittadina greca e romana, è lecito pensare che nell’antica area di Poliporto sorgessero templi, piazze, portici, palestre, ginnasi, teatri, scuole e fosse sopratutto diffusa una cultura scritta. Infatti, lungo le coste della cittadina, è stato rinvenuto una testimonianza di un frammento di ceramica sul quale si intravede un sole con i raggi.

Tracce materiali della vita di Suberatum o Souberaton, sono emerse durante anche i recenti lavori di ricognizione nei ruderi detti di Soverato “Vecchio”: una moneta con immagine ieratica, forse Cristo con gli attributi della regalità; un’iscrizione vergata in una grotta, forse eremitica, in cui si leggono le parole di Theos e Kyrios, Dio e Signore.

L’impianto urbanistico che offre l’area oggi è chiaramente di Età Moderna, su cui si può ipotizzare facilmente un sistema difensivo e abitativo medievale. Visibili, inoltre, alcuni tratti delle fortificazioni ( le cronache narrano che le porte venivano chiuse al tramonto, se non prima il banditore intimava l’antico grido: cu’ è dintra, è dintra; cu’ è fora, è fora), i resti della Chiesa di Santa Caterina, della Corte, della cisterna dell’acqua piovana, degli avanzi di case e quelli della chiesa matrice.

Invece, la località Bonporto sul Beltrame fa immaginare che questa fosse un importante attracco nel passato per le barche che risalivano lungo il fiume e giungevano sino al centro cittadino, alimentando quindi probabilmente un villaggio di pescatori che sorgeva attorno alla Torre con una chiesetta.

Alle pendici della omonima collina, si nota la grotta di Terra Cutugno dove nelle cupi notti, si radunavano probabilmente i “Sette Cavalieri di Spada”: banditi? difensori del popolo?

” Oggi, nelle rovine deserte, abita solo il Fabbro. La sua anima corrucciata torna ogni anno e batte forte, di notte, sull’incudine. Alcuni narrano che egli sottrasse l’oro che il vescovo gli diede perché fondesse una croce e per questo venne impiccato presso proprio l’area denominata le Forche. Secondo altri, il Fabbro fu innocente e calunniato da un suo nemico: il crudele Cicco Pietro, sgherro del feudo, che lo fece torturare e morì fra i tormenti. Spirito sdegnato senza pace, di notte, viene a domandare una giustizia mai resa ,,

 

[Fonte: Soverato: Storia, Cultura e Economia, Rubbettino Editore]

[Fonte: Prof.Uldericò Nisticò]

Ultima modifica ilSabato, 05 Maggio 2018 10:46

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